martedì 17 marzo 2026

Una rete delle giornaliste e dei giornalisti per la Costituzione (Riceviamo e pubblichiamo)

 


Una rete delle giornaliste e dei giornalisti per la Costituzione

La libertà di stampa è un bene costituzionale primario su cui poggia la democrazia.  E sempre più vediamo che in Italia c’è un gigantesco problema di libertà di informazione.

 La posizione del Paese nel ranking internazionale ci vede in discesa al 49esimo posto, il più basso in Europa occidentale; moltissimi spazi di informazione dei principali network, Rai e Mediaset, sotto influsso diretto di Palazzo Chigi; numerose testate quotidiane in mano a politici dell’area di governo; il diritto di cronaca sempre più limitato per legge; le querele temerarie bavaglio in aumento, usate dalla politica per intimidire e limitare il giornalismo di inchiesta; la mancata tutela delle fonti e giornalisti spiati con Paragon, senza che nessuno da un anno dica da chi e perché; le regole europee disattese, dal Media Freedom Act alla direttiva anti-Slapps;  una Authority chiamata a vigilare sul sistema, da ripensare per garantirne un’effettiva indipendenza. E un problema di sicurezza senza pari. In un Paese che ha dato un altissimo tributo di sangue con i suoi giornalisti uccisi, ci sono 516 reporter minacciati - record europeo - 270 sotto tutela e 29 sotto scorta. Con un aumento delle minacce del 78% nel 2025. E ancora: il dilagare di precari e autonomi sottopagati che non può essere garanzia di una stampa davvero libera e che espone giornaliste e giornalisti a rischi e ricatti di ogni genere.

Tutto questo chiama a una reazione collettiva e individuale

La crisi dell’editoria con il calo di vendite e ascolti, la perdita di credibilità del giornalismo presso l’opinione pubblica e la sfida dell’Intelligenza artificiale, unitamente alla crisi dei corpi intermedi che non risparmia le nostre strutture, ci interrogano sulla necessità di una profonda riflessione sui postulati che per decenni hanno cementato l’esercizio della professione giornalistica e il nostro agire professionale e sindacale. Dalla deontologia alle forme di tutela per il lavoro autonomo.

Mai come ora il sistema dell’editoria italiana appare fragile: dismissione dei grandi gruppi, proprietari corsari, concentrazioni e riduzione del pluralismo, leggi di sistema inadeguate, costante espulsione di giornalisti dalle redazioni e l’impoverimento che colpisce soprattutto i giovani e le donne. Mentre perdura la difficoltà di estendere le tutele a giornaliste e giornalisti sempre più in balia di un mercato iniquo, con paghe ridicole per i pochi giovani neo-assunti e da fame per il crescente numero di autonomi e precari. 

E’ un attacco senza precedenti al ruolo dell’informazione: l’assalto alla sua autonomia e indipendenza. Sotto tiro è tutto il pensiero critico. L’obiettivo è di avere i media asserviti alla propaganda o imbavagliati. Per questo è tanto più importante chiamare i giornalismi, ovunque e comunque si svolgano, alla costruzione di una rete che sappia contrastare il tentativo di delegittimare e marginalizzare ruolo e funzione dell’informazione libera per metterla solo al servizio della cittadinanza.

Non siamo soli. L’intolleranza verso il pensiero critico e i poteri di bilanciamento e controllo, si inserisce nel più ampio disegno che mira a colpire la Costituzione e i suoi valori, i diritti, la memoria condivisa dell’antifascismo e della Resistenza. 

 L’intreccio tra democrazia, Costituzione e libertà di informazione non è mai stato tanto forte come in questo decennio di progressiva affermazione, nel mondo, delle destre sovraniste al potere. E la battaglia a difesa di un’informazione libera e forte si intreccia sempre più con quella di chi lotta per la difesa della scuola, della giustizia, dell’università e della cultura, mondi a cui dare e da cui trarre forza, uniti nel segno della difesa della Costituzione repubblicana antifascista.  

La difesa della professione giornalistica oggi passa anche dalla capacità di tessere alleanze con tutti i soggetti in campo per il rispetto e la difesa della Costituzione, della democrazia, delle libertà e del diritto internazionale; passa dalla rivitalizzazione del tessuto delle redazioni e dei luoghi del nostro agire professionale e sindacale e dalla capacità di confliggere con chi esercita il potere per ottenere le tutele e le garanzie che sono alla base della libertà di informazione oltre che dell’indipendenza del servizio pubblico. 

Vogliamo costruire un momento di confronto pubblico
per parlarne

Ci vediamo a ROMA il 18 MARZO 
dalle ore 15.00 nella sede di Extra Libera
in via  Stamira 5 (MM Piazza Bologna)

[Al Manifesto aderiscono finora oltre 240 giornaliste e giornalisti dipendenti, autonomi, precari, pensionati, inviati, componenti di cdr, da tutta Italia. Alcuni sono attivi anche in organismi della categoria, ma tutti aderiscono a titolo personale ed appaiono nell'elenco in ordine alfabetico]

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